14-12-16, Milano, Casa della Carità: Lancio campagna politiche sui fenomeni migratori

14-12-16, Milano, alle 16,00 presso la sede di Casa della Carità in via Francesco Brambilla 10 –fermata “Crescenzago” MM2- lancio della campagna perché le politiche con cui si affrontano i fenomeni migratori escano dall’emergenza e l’impegno dei territori e delle comunità per l’accoglienza esca dalla clandestinità.

Alla presenza di don Virginio Colmegna, di dirigenti del terzo settore, delle organizzazioni sindacali, delle Autorità civili e religiose verrà consegnato alle rappresentanze nazionali un appello che viene da Milano e dalla Lombardia perché si apra un dibattito popolare (cioè diffuso e competente) su cosa significa oggi per le comunità e i territori fare i conti con il processo di globalizzazione, con le sue contraddizioni e segnatamente con i flussi migratori che di quei processi sono sia fattore costitutivo sia sintomo

Il Forum del Terzo Settore- Lombardia, Casa della Carità, le organizzazioni di terzo settore impegnate nell’organizzazione delle risposte alle domande che pone l’arrivo dei profughi, le organizzazioni della società civile, le Autorità civili e religiose, le organizzazioni sindacali hanno preso l’iniziativa e lanceranno il 14 di dicembre da Milano un appello perché un ampio movimento popolare porti a scelte anche di radicale cambiamento delle misure con le quali si affrontano le migrazioni.

il motivo che ci ha portato ad assumere questa iniziativa è la convinzione che sia necessario promuovere un cambiamento radicale dell’atteggiamento con cui le autorità dello stato, le autonomie locali e le stesse organizzazioni della società civile e le comunità affrontano il tema immigrazione.

Che si debba rimettere al centro il tema della coesione sociale e dello sviluppo dei territori e delle comunità per leggere e interpretare adeguatamente le politiche e le pratiche di accoglienza.

Che sia necessario fare emergere come vi sono molte esperienze, che sono esperienze felici, che raccontano come localmente siano state affrontate le sfide e le difficoltà che pone l’arrivo di donne, uomini e bambini cacciati dalla loro terra. E l’hanno fatto senza rinunciare al valore della solidarietà e con la consapevolezza della fatica e delle difficoltà che comporta promuovere lo sviluppo del proprio territorio e il benessere delle proprie comunità mentre sono investiti dai movimenti “tellurici” del processo di globalizzazione.

Che sia giusto, prima ancora che necessario, riappropriarsi della programmazione del proprio futuro e impegnarsi per il benessere della propria comunità tenendo di conto che ciò implica gestire anche i flussi di persone che giungono da altre parti del mondo.