Due anni di legislatura: come sta il welfare lombardo?

Cristiano Gori presenta la situazione del welfare lombardo dopo i primi due anni di legislatura, sintetizzando le analisi proposte all’intero del percorso “Senza welfare non c’è sviluppo, non c’è futuro” promosso dal Forum Terzo Settore Lombardia. Quale welfare si sta finanziando? Di che riforma stiamo parlando? Chi ci perde?

Lo stato del welfare lombardo in questi primi due anni di legislatura. Tre questioni cruciali da affrontare.

A cura di Cristiano Gori
Direttore Lombardia Sociale

Si riportano in forma sintetica alcune analisi proposte all'intero del percorso "Senza welfare non c'è futuro, non c'è sviluppo" promosso dal Forum regionale. Per ulteriori approfondimenti si possono consultare la presentazione della relazione, tenuta al seminario finale del progetto il 22 giugni, oppure consultare il sito www.lombardiasociale.it .

Quale welfare si sta finanziando?

In un contesto di finanziamento già marginale (al sociale il 7,1% del bilancio complessivo della regione) e sotto pressione per effetto della crisi, l'Assessorato regionale alla famiglia in questi primi due anni di legislatura ha concentrato i suoi sforzi nel dare garanzie di tenuta al sistema sociosanitario, di sua diretta competenza (+8,2% tra 2010-2012). Risorse aggiuntive sono state destinate al potenziamento della domiciliarità in favore della non autosufficienza e risorse dedicate – governate direttamente da Regione e Asl – sono andate al sostegno della maternità (fondo nasko, riforma consultori).

Si è invece rinunciato a sostenere quella parte di welfare territoriale, quello dei servizi socio assistenziali locali, che momento come questo si trovano maggiormente esposti al peso del rigore della politica nazionale e del progressivo esaurirsi di fondi dedicati. La dinamica con cui si è arrivati anche quest'anno al reintegro del fondo sociale regionale, dà conto della propensione a mantenere separate competenze e responsabilità di finanziamento del welfare e alla rinuncia ad un intervento complessivo sul sistema di welfare nella nostra regione.

Le conseguenze più rischiose di questo orientamento sono però l'ulteriore separazione tra sociale e socio-sanitario, già tipica del nostro welfare; la progressiva tendenza alla sanitarizzazione del bisogno e una precarizzazione della programmazione e della garanzia di risposte ai bisogni del cittadino.

La riforma annunciata dov'è?

La legislatura è iniziata con ampi annunci di riforma del welfare regionale, basato sulla centralità della persona e sull'inversione dall'offerta alla domanda. Con l'arrivo dell'assessore Boscagli si è reso da subito evidente un cambio di strategia: la presa in carico è divento un tema centrale della policy lombarda e diverse sono le intenzioni dichiarate di regolazione del primo accesso, della valutazione del bisogno e del governo del caso (es. Piano di azione regionale sulla disabilità, riforma adi in corso di sperimentazione, riforma dei consultori in corso di sperimentazione, fattore famiglia sperimentazione).

A due anni dall'avvio della nuova legislatura tuttavia tale riforma pare ancora un annuncio e faticano a vedersi ricadute operative per i servizi e, ancor di più, effetti concreti per la vita dei cittadini.

Il percorso avviato questo giugno dalla Regione sul patto per il nuovo welfare è un chiaro segno che di questa riforma per ora si sta ancora parlando, mentre non è affatto chiara la sua traduzione pratica e concreta.

I percorsi ad oggi più avanzati sono ancora in incubazione nelle sperimentazioni territoriali, che in qualche caso coinvolgono parzialmente il territorio regionale rivolgendosi solo ad alcune Asl. Sono dunque ancora da venire linee guida chiare, indirizzi operativi cogenti per tutto il territorio e risorse sicure e dedicate per dare applicazione certa al nuovo welfare.

In un contesto di welfare "incerto" chi ci perde?

Mentre la riforma è ancora allo studio, gli impatti della crisi si fanno già sentire. Dopo un biennio di stabilizzazione (2010-2011), il nuovo anno è iniziato all'insegna della contrazione. Il sociosanitario tiene ma soffre dell'incertezza a cui ha esposto i soggetti gestori di servizi residenziali e semiresidenziali per anziani e disabili, per effetto delle nuove regole di sistema sulla liberalizzazione degli accreditamenti e della budgettizzazione al 98%. Mentre il sociale con la crisi ci sta già facendo i conti: è finita l'illusione ottica della sfasatura tra competenza e cassa, sono ormai esaurite le risorse residue dalle annualità precedenti, e la nuova triennalità dei piani di zona ha già dovuto fare i conti con la rimodulazione di servizi e scelte alternative tra cosa è possibile preservare e cosa è necessario sacrificare.

All'interno di uno scenario come questo le prefigurazioni per il futuro rendono evidenti alcuni rischi:
– che venga sacrificato il livello di qualità di servizi e prestazioni raggiunto in Lombardia in questi anni, anche grazie al concorso dell'operazione di riordino ad opera del legislatore regionale e dell'attuazione dell'istituto dell'accreditamento;
– che a fronte di risorse in riduzione si arretri anche sulla quantità, contraendo il livello di dotazione di servizi oggi presente nella nostra regione;
– che la spinta sia sempre più verso un welfare orientato ad occuparsi di situazioni emergenziali e conclamate, sacrificando investimenti verso politiche, servizi e interventi promozionali e preventivi e orientati alla costruzione del benessere delle comunità locali;
– che, nel tentativo di mantenere un equilibrio tra servizi e risorse, le ricadute gravino sul lavoro degli operatori e sulle famiglie.