I punti ciritici di un buon percorso di riforma

Forum Terzo Settore Lombardia, in una lettera inviata a Regione Lombardia ed Anci, conferma l’apprezzamento per la nuova impostazione del welfare lombardo e segnala i punti critici che potrebbero ostacolarne la effettiva realizzazione

 

Alla Cortese Attenzione di
Assessore alla Famiglia, Solidarietà Sociale e Volontariato
Maria Cristina Cantù

e, per conoscenza,
– Attilio Fontana
Presidente di ANCI Lombardia
– Organizzazioni di terzo settore partecipanti ai lavori del Tavolo permanente regionale del Terzo Settore

Oggetto: Segnalazione punti critici welfare sociale lombardo

Gentile Assessore,
come è noto le realtà della società civile fanno riferimento al Forum Terzo Settore – Lombardia, hanno accolto con positiva attenzione i cambiamenti che i primi atti della Giunta Regionale hanno avviato sul modello di welfare lombardo. In particolare l’attenzione alle autonomie territoriali, l’integrazione tra interventi sanitari, sociosanitari e sociali, l’attivazione di una vera presa in carico globale ed integrata, la garanzia delle risorse nel tempo, sono obiettivi dichiarati attraverso le diverse Delibere di Giunta che sono ampiamente condivisi dalle principali realtà di terzo settore attive in Regione.
Proprio per questo motivo, riteniamo sia importante porre alla sua attenzione una serie di questioni, molto diverse fra loro, che riteniamo potenzialmente critiche e capaci, se non correttamente affrontate, di inficiare in tutto o in parte gli sforzi di rinnovamento in atto.

Facciamo riferimento in particolare a:

  • Il mancato rispetto dei LEA, nel finanziamento dei servizi sociosanitari, in particolare ma non solo, per quelli rivolti alle persone con disabilità
  • La riduzione a 58 milioni del Fondo Sociale Regionale, contenuta nel Bilancio di previsione per il 2014, approvato dal Consiglio Regionale.
  • L’applicazione del Contratto di ingresso fra Ente gestore ed ospite, nella formulazione prevista dalla DGR 1185
  • L’ormai prossima messa a regime del cosiddetto “nuovo Isee nazionale” e le sue possibili applicazioni in Lombardia, anche in relazione al Fattore Famiglia Lombardo
  • L’applicazione, prevista sempre dalla DGR 1185, del nuovo regime di gestione del cosiddetto “vuoto per pieno” nelle strutture sociosanitarie

Si tratta, come accennato, di questioni molto diverse fra loro, alcune delle quali già poste attraverso diversi canali all’attenzione della Amministrazione Regionale, ma che al momento non sembrano trovare risposte, almeno in ambito pubblico. Con questa lettera, oltre ad presentare per sommi capi le questioni sul tappeto, chiediamo che siano previsti e messi in atto percorsi in grado di coinvolgere soggetti pubblici, del terzo settore ma anche cittadini, comunità territoriali e soggetti economici al fine di trovare risposte puntuali ed efficaci ai singoli problemi ma anche orizzonti di lavoro verso i quali convergere interessi e risorse. In questo scenario di crisi, economica, sociale e di risorse pubbliche non ci possiamo infatti permettere né come cittadini, né come enti locali, né come enti di terzo settore una nuova stagione di conflitti: avremmo bisogno al contrario di un contesto che favorisca la cooperazione ed i dialogo fra i diversi attori in gioco. Non ci possiamo neanche permettere titubanze nel cercare di sperimentare (e mettere a sistema) strade alternative all’istituzionalizzazione come risposta esclusiva ai bisogni della popolazione anziana o con disabilità: non ce lo possiamo permettere dal punto di vista della sostenibilità economica ma soprattutto perché non risponde alle domande ed ai desideri di chi chiede aiuto. Siamo invece convinti che le soluzioni ai problemi strutturali del nostro sistema di risposte sociali si possano inventare, organizzare e realizzare solo promuovendo una logica cooperativa e la consapevolezza della necessità di analisi condivise e di obiettivi e strategie comuni.

Con questo spirito e con queste aspettative vi presentiamo nel dettaglio i punti di criticità che diverse organizzazioni hanno segnalato all’interno del Forum Terzo Settore – Lombardia.

Il mancato rispetto dei LEA, nel finanziamento dei servizi sociosanitari, in particolare ma non solo, per quelli rivolti alle persone con disabilità
Come noto la normativa statale in materia di LEA, recepita da Regione Lombardia, prevede diversi regimi di finanziamento che possono andare dal 40 al 70 % a carico del Fondo Sanitario Regionale e dal 30 al 60% a carico del Comune (con eventuale partecipazione al costo da parte dei beneficiari delle prestazioni). Da tempo è stato segnalato come diverse rivelazioni facessero emergere il mancato rispetto delle quote previste a carico del Fondo Sanitario Regionale con conseguente sovraccarico delle quote in capo ai Comuni e, in molti casi, alle famiglie. L’ultima rilevazione, in ordine di tempo, è stata effettuata dalle associazioni che gestiscono gli enti a “marchio ANFFAS” in provincia di Milano e di Brescia, in collaborazione con Federsolidarietà Confcooperative ed ha fatto emergere come i CDD risultano finanziati per il 46,16% dalle rette sociali, e per il 53,84% dal fondo sanitario, le RSD per il 41,91% dalle rette sociali e per il 58,08% dal fondo sanitario regionale e le CSS vedono a carico del Fondo Sanitario il 17,48% del costo e ben 82,52% a carico dei Comuni, anche in parte attraverso il Fondo Sociale Regionale. Per i CDD e per le RSD appare chiaro che il regime di finanziamento previsto dalla normativa sia 70% a carico della Regione e 30% a carico dei Comuni. Per le CSS può essere necessario un breve approfondimento. La natura della CSS come servizio rientrante nei LEA è chiaramente rintracciabile nelle premesse della DGR 18333/2004. La CSS viene così definita da Regione Lombardia: “La Comunità Socio Sanitaria è la Comunità Alloggio socio assistenziale autorizzata al funzionamento che, essendo disponibile all’accoglienza di persone adulte con grave disabilità privi di sostegno familiare ed essendo stata scelta dall’utente come sua dimora abituale, sia accreditata al sistema socio-sanitario regionale”. Le CSS costituiscono perciò una unità d’offerta particolare, in quanto nascono come unità d’offerta socio-assistenziali – Comunità Alloggio – con relativo decreto di autorizzazione al funzionamento, ma riconosciute anche come unità d’offerta sociosanitaria, su richiesta dell’ente gestore. Rimane da chiarire l’entità del finanziamento a carico del fondo sanitario regionale: 70% (come per i CDD e le RSD) o 40% (strutture residenziali che accolgono persone con disabilità prive del sostegno familiare). Siamo a conoscenza che l’Assessorato alla Famiglia Solidarietà Sociale e Volontariato ha avviato la rilevazione dei dati che condurrà a determinare i costi standard delle unità d’offerta sociosanitarie (RSA, RSD) e che quindi alcuni potranno essere certamente chiariti ma, data la rilevanza strutturale riguardo al sistema di welfare regionale, chiediamo che si possa aprire al più presto un confronto pubblico nel merito.

La riduzione a 58 milioni del Fondo Sociale Regionale, contenuta nel Bilancio di previsione per il 2014, approvato dal Consiglio Regionale.
Il tema è già stato sollevato dal Forum, con una lettera inviata ai presidenti delle Commissioni II e III, rimasta per ora senza risposta. Come è noto il Bilancio di previsione della Regione Lombardia per il 2014 prevede una riduzione di 12 milioni di Euro del Fondo Sociale Regionale. A fronte di un incremento complessivo delle risorse sociosanitarie si assiste ad una ulteriore riduzione dei fondi destinati alle iniziative di carattere sociale. Si tratta di due “partite” che non possono sempre compensarsi, soprattutto in una fase come questa dove i Comuni devono far fronte ai bisogni sociali di una fascia sempre più alta di popolazione che si sta confrontando con i problemi posti dalla mancanza di reddito e dalla convivenza con nuove forme di fragilità. E’ opportuno che si esca, almeno per un attimo, da un confronto meramente economico per riflettere sugli investimenti sociali oggi necessari non solo per “tamponare” gli effetti della crisi ma anche per pensare di uscire dalla crisi stessa, rendendoci capace di generare nuove speranze, nuove opportunità, nuovi orizzonti alle persone che oggi, in alcuni casi per la prima volta, bussano alla porte dei Servizi sociali. All’interno di questa riflessione sarà possibile far emergere come l’incremento in luogo della riduzione del Fondo Sociale Regionale possa rappresentare un atto, all’insieme simbolico e concreto, che indichi una precisa scelta di campo dell’Amministrazione Regionale in favore dei territori e delle capacità delle comunità locali di rispondere in modo attivo e creativo alle emergenze poste dalla quotidianità della perdurante crisi economica.

L’applicazione del Contratto di ingresso fra Ente gestore ed ospite, nella formulazione prevista dalla DGR 1185
All’interno della Delibera di Giunta 1185 (Delibera delle regole) trova spazio l’indicazione di un Contratto tipo che regoli i rapporti fra ente gestore dell’Unità di offerta sociosanitaria e la persona che usufruirà di tale servizio. In questo schema di contratto non si rintraccia, in alcun modo, il ruolo del Comune come soggetto parte del contratto, che quindi non viene individuato come parte in causa a garanzia del pagamento della cosiddetta quota sociale. Addirittura nel contratto si prevede che, di conseguenza, in caso di prolungato mancato pagamento della retta si possa arrivare alla dimissione “dell’ospite” dalla struttura. Riteniamo che il progressivo ri-orientamento del modello di welfare sociale in un’ottica di integrazione socio-sanitaria e di presa in carico globale non possa non coinvolgere anche gli aspetti contrattuali, andando quindi a definire il ruolo dei Comuni, anche nel rapporto tra Ente gestore ed ospiti della sua struttura.
L’ormai prossima messa a regime del cosiddetto “nuovo Isee nazionale” e le sue possibili applicazioni in Lombardia, anche in relazione al Fattore Famiglia Lombardo
La questione è stata posta alla vostra attenzione da LEDHA, data la rilevanza che la questione ha assunto negli anni, per le persone con disabilità in Lombardia. L’approvazione del “Nuovo Isee nazionale” non tarderà infatti a dispiegare le sue conseguenze anche in Lombardia, data la natura di Livello Essenziale di Assistenza definito in modo esplicito nel Dpcm 159 / 2013. Le realtà del Terzo Settore auspicano che la Regione Lombardia assuma un ruolo attivo, in particolare per affrontare le questioni relative al rapporto tra Nuovo Isee nazionale e il Fattore Famiglia Lombardo, così come previsto dalla Legge Regionale 2 del 2012. I temi sul tappeto riguardano sostanzialmente il campo di applicazione dell’Isee familiare piuttosto che ristretto con delle differenze significative tra norma nazionale e quella regionale. Anche in questo caso l’avvio di momenti di confronto è necessario al fine di accompagnare il lavoro di revisione dei regolamenti comunali che gli enti locali saranno, in ogni caso, chiamati a fare nelle prossime settimane.

L’applicazione, prevista sempre dalla DGR 1185, del nuovo regime di gestione del cosiddetto “vuoto per pieno” nelle strutture sociosanitarie
Sempre nell’allegato 4 della Delibera delle Regole, si prevede l’omogeneizzazione del trattamento per assenze, prevedendo la remunerazione entro il limite massimo di 10 consecutivi di assenza e per un massimo di 20 giorni annui per utente. Sul tema emergono due possibili elementi di criticità. La prima di carattere gestionale, riguarda la ripercussione sui budget annuali degli enti gestori, perché i dati che vengono via via raccolti fanno emergere come le assenze siano, abbastanza frequentemente, superiori al limite massimo previsto dalla Dgr. Si tratta di assenze dovute anche alle particolari condizioni di fragilità della salute delle persone in carico, in particolare ma non solo nei servizi semiresidenziali, ma anche alla possibilità fino ad ora offerta di effettuare attività al di fuori della struttura, prima fra tutte i periodi di vacanza con familiari o amici. Il secondo problema che si pone sarà quindi un forte disincentivo a vivere questi momenti di benessere e di socializzazione, fondamentali per garantire qualche forma di inclusione sociale della persone che frequentano questi servizi. E’ urgente quindi che il problema possa essere affrontato in un sereno confronto tra enti gestori ed Amministrazione Regionale sia per scongiurare problemi economici agli enti ma anche per considerare, in un ambito più allargato, come le possibilità di relazione sociale possano essere incentivate e premiate anche dal sistema di remunerazione.

Buone cose e buon lavoro
il Forum del Terzo Settore – Lombardia