Progetto di legge regionale 66: i dubbi del Forum Terzo Settore Lombardia

Il Consiglio Regionale sta per esaminare una proposta di legge che modifica i criteri di partecipazione alla spesa dei servizi, introducendo questi parametri anche per determinare la quota sanitaria di servizi come le RSA, aggravando le richieste a carico dei cittadini e mettendo in discussione i diritti sociali su cui si fonda il welfare.

Partecipazione alla spesa dei servizi: la Regione Lombardia modifica i criteri
I dubbi del Forum Terzo Settore Lombardia

La Terza Commissione ha inviato al Consiglio Regionale della Lombardia una proposta di legge che modifica i criteri di partecipazione alla spesa dei servizi sociosanitari e socio assistenziali, introducendo il cosiddetto Fattore Famiglia. Un testo che non risolve tutti i problemi, soprattutto quando sembra prevedere l'introduzione di questi parametri anche per determinare la quota sanitaria di servizi come le RSA. Una scelta che non solo aggrava, in una fase di drammatica crisi economica, le richieste economiche a carico dei cittadini e delle loro famiglie e in particolare di quelle maggiormente in difficoltà, ma rischia di mettere in discussione quei diritti sociali su cui si fonda l'attuale sistema di welfare.

La Commissione Terza ha avanzato al Consiglio regionale della Lombardia la proposta di modifica dei meccanismi di corresponsione ai costi dei servizi e delle prestazioni sociali e sociosanitarie da parte dei cittadini approvata dalla terza Commissione Consigliare che andrà in votazione in Consiglio Regionale già nella giornata di domani. È il secondo tentativo dell'Amministrazione Regionale di modificare questo meccanismo: il primo abortì dopo che il mondo del terzo settore, degli enti gestori e le parti sociali evidenziarono quanto i rischi della soluzione allora ipotizzata fossero superiori agli eventuali vantaggi.

Come molti ricorderanno fu proprio in Terza Commissione che le autonomie sociali e la Regione Lombardia condivisero due obiettivi fondamentali da porre all'orizzonte di una modifica di questo aspetto della legge regionale 3 del 2008 (e quindi principalmente del suo articolo 8): introdurre delle modifiche alla legge regionale vigente al fine ridurre il grado di indeterminatezza di quel passaggio e avviare un percorso di riforma dell'attuale sistema di welfare al fine di renderlo più capace di rispondere ai bisogni sociali ed essere socialmente ed economicamente sostenibile nel tempo.

L'ipotesi di modifica licenziata dalla terza commissione e in discussione domani in Consiglio Regionale ci sembra fallisca il primo obiettivo se, come è vero, non fuga ma anzi moltiplica i dubbi interpretativi legati in particolare al rapporto fra quanto introdotto con il comma 2bis all'articolo 24 e le modifiche apportate all'articolo 8 della legge regionale 3/2008.

In particolare destano preoccupazioni i passaggi in cui il testo sembra annunciare come oggetto delle richieste di partecipazioni alla spesa dei servizi non saranno solo le quote sociali dei servizi, così come invece chiaramente annunciato nella parte iniziale della proposta di legge. In modo assolutamente poco evidente la proposta di legge sembra legare la capacità di spesa (così come risulterà dal nuovo meccanismo di calcolo dell'Isee) anche l'entità stessa della parte sanitaria, fino ad oggi correttamente connessa solo alla tipologia di servizio ed alle condizioni di salute della persona.

E' facile prevedere che, se questa riforma andrà in porto, aumenteranno anziché diminuire i ricorsi che affidano ai giudici l'interpretazione di un atto amministrativo di assai dubbia legittimità. Aumenterà così ulteriormente la confusione e la conflittualità all'interno di un sistema già in profonda crisi che rischia di trovare un colpo mortale in iniziative che aumentano la frammentazione fra i diversi attori in gioco.

Il secondo obiettivo – quello della riforma complessiva del welfare regionale – è rimasto una dichiarazione. Solo le organizzazioni di terzo settore, gli enti gestori, le parti sociali, gli enti di erogazione hanno investito competenze energie e risorse per avviare un percorso di analisi e valutazione di come riformare in vista di un miglioramento della sua efficacia ed efficienza. Con ciò possiamo misurare quanto in questa fase il senso di responsabilità di buona parte dei soggetti privati direttamente coinvolti nel governo e nella gestione del sistema regionale delle risposte ai bisogni sociali sia stato superiore a quello dimostrato dalla Pubblica Amministrazione.

Concludiamo appellandoci al Consiglio Regionale perché riprenda con determinazione il lavoro sui due obiettivi condivisi con le espressioni delle libertà sociali alla fine del 2010, perché chiarisca i dubbi che sia le rappresentanze sindacali sia gli enti gestori hanno giustamente avanzato rispetto all'ipotesi di modifica alla legge regionale 3/2008 che discuterà domani, perché si impegni a garantire un percorso sia in vista della modifica di singoli aspetti della legge regionale 3 del 2008 sia di riforma complessiva del welfare regionale che abbia nel confronto fra i diversi attori, nella centralità della persona, delle comunità e dei loro bisogni e risorse, nell'applicazione del principio di sussidiarietà i suoi assi strategici.