Sulla riforma del welfare ci si apra al confronto

Sante Zuffada, presidente della Commissione Sanità e Assistenza della Regione Lombardia, al termine delle audizioni del terzo settore, chiede contributi e proposte sulla riforma del welfare lombardo. Centralità della persona, protagonismo del territorio e garanzia di presa in carico sono i punti irrinunciabili del Forum.

Si è svolta questa mattina l'audizione del Forum Terzo Settore Lombardia di fronte alla Terza Commissione del Consiglio regionale della Lombardia. Un incontro che si è tenuto in un'atmosfera resa difficile dagli avvenimenti che hanno portato all'arresto dell'Assessore Zambetti e dalla conseguente decisione delle opposizioni di non partecipare più ai lavori del Consiglio regionale.

Un incontro comunque importante, chiesto dal Forum per riportare nel suo luogo naturale di appartenenza, cioè la politica, un processo di riforma del welfare che sembrava avviato e governato dalla sola azione, tecnica e culturale, della Giunta Regionale.

Un incontro fruttuoso che, si auspica, possa favorire un più ampio confronto sulle sfide del welfare, in questa epoca di crisi.

I rappresentanti del Forum hanno posto in evidenza, come prima questione, la richiesta che la discussione sui principi, avviata con la proposta di Patto per il welfare, non venga vanificata dall'attuazione della riforma stessa attraverso atti amministrativi, come le delibere approvate mese di luglio.

Più che il metodo, quello che preoccupa il mondo del terzo settore lombardo sono i contenuti di provvedimenti che colpiscono la libera iniziativa del territorio in campo sociale: si rischia il blocco di quel motore di progetti ed iniziative promosse dalla società civile che rendono il welfare lombardo un volano capace di mettere in movimento le energie delle persone e delle loro organizzazioni. Aumentano le segnalazioni di difficoltà sia da parte dei cittadini colpiti dalla crisi come dalle istituzioni e dagli enti che dovrebbero rispondere a questi bisogni: in questo contesto appare illusorio e pericoloso pensare che la semplice erogazione di voucher possa risolvere tutti i problemi. A gran voce le organizzazioni che fanno riferimento al Forum chiedono che si investa sulla presa in carico e sulle iniziative sociali, ad alto contenuto relazionale: si chiedono certezze sulle risorse e sui diritti, indispensabili, proprio in un periodo di crisi, per liberare nuove energie e nuovi investimenti a sostegno delle politiche sociali.

Considerazioni riprese, pur da un diverso osservatorio, nell'audizione immediatamente successiva delle principali sigle che raggruppano gli enti gestori in ambito sociosanitario (Uneba, Arlea, Agespi e Anaste) che hanno ribadito la necessità di tenere al centro del welfare la persona ed evidenziato i pericoli insiti nella scelta di utilizzare il voucher come strumento regolatore dei finanziamenti ai servizi. Si rischia l'arretramento ed il degrado delle iniziative sociali che oggi rispondono alle esigenze sociali dei cittadini mentre bisognerebbe partire dall'analisi dei bisogni per verificare l'appropriatezza degli interventi in atto.

Sollecitazioni che la Terza Commissione ha accolto come stimolo per aprire una fase di confronto che possa coinvolgere tutti gli attori in gioco, a partire naturalmente dall'Assessorato alla Famiglia, per arrivare alla definizione di un Patto per il welfare che sia veramente tale, cioè sintesi ed espressione degli intendimenti della società lombarda.